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Mutuo in Francia per un italiano non residente: quanto finanziano le banche, quali garanzie chiedono e quando gli interessi sono deducibili

4 ago
Tempo di lettura: 37 min


Acquistare una seconda casa in Francia vivendo in Italia è possibile anche con un mutuo francese. Ma ottenere il finanziamento, scegliere le garanzie e comprenderne il trattamento fiscale richiede qualche precauzione in più rispetto a un acquisto effettuato nel proprio Paese.


Un cittadino italiano residente a Milano può acquistare un appartamento a Lione, una villa in Provenza o una casa sulla Costa Azzurra senza trasferire la propria residenza fiscale in Francia. Può anche chiedere un finanziamento a una banca francese.


La difficoltà non riguarda generalmente il diritto di acquistare l'immobile. Riguarda piuttosto la disponibilità delle banche a concedere credito a una persona i cui redditi, patrimonio e principali rapporti bancari si trovano all'estero.


Non tutte le banche francesi finanziano gli acquirenti non residenti. Quelle che lo fanno possono richiedere un anticipo consistente, una documentazione reddituale particolareggiata, un'ipoteca sull'immobile, una garanzia finanziaria supplementare oppure un'assicurazione sul mutuo adattata alla situazione internazionale del cliente.


Esiste poi una differenza fiscale decisiva: gli interessi di un mutuo contratto per acquistare una seconda casa francese non diventano automaticamente detraibili in Italia. In Francia possono invece essere fiscalmente rilevanti quando l'immobile produce redditi da locazione e il contribuente applica il regime che consente la deduzione delle spese effettive.


Sono dunque tre le questioni da distinguere: ottenere il credito, negoziarne correttamente le condizioni e determinare quali conseguenze fiscali produca il finanziamento nei due Paesi.


L'analisi che segue considera principalmente la situazione di una persona fisica fiscalmente residente in Italia che acquista direttamente un immobile abitativo in Francia. L'acquisto attraverso una società, una SCI francese o una struttura patrimoniale richiede un esame distinto.




I. Ottenere un mutuo francese vivendo in Italia: la banca valuta molto più del prezzo dell'immobile


A. Il finanziamento per non residenti: anticipo personale, redditi italiani e capacità di rimborso


1. Un italiano residente in Italia può ottenere un mutuo da una banca francese?


Sì. La cittadinanza italiana e la residenza fiscale in Italia non impediscono, di per sé, di ottenere un finanziamento immobiliare francese.


Bisogna tuttavia distinguere la possibilità giuridica di contrarre un mutuo dalla disponibilità commerciale di una banca a concederlo.


Una banca francese non è tenuta ad accettare ogni richiesta di finanziamento, neppure quando il richiedente dispone di un reddito elevato e di un patrimonio importante.


L'amministrazione francese ricorda espressamente che le banche rimangono libere di accordare o rifiutare un credito immobiliare a una persona residente all'estero. La verifica delle fonti di reddito straniere costituisce uno degli aspetti più delicati della valutazione.


In concreto, il cliente italiano può incontrare situazioni molto diverse.


Una banca potrebbe finanziare un dirigente italiano con redditi stabili, una posizione patrimoniale documentata e un consistente anticipo personale. Un'altra potrebbe rifiutare lo stesso dossier perché non dispone di una struttura abilitata a seguire clienti fiscalmente residenti in Italia.


Non sarebbe corretto dedurre da tale rifiuto che gli italiani non possono ottenere mutui in Francia.


La politica creditizia può dipendere dalla rete bancaria, dal tipo di immobile, dal Paese di residenza, dalla professione dell'acquirente e dalle garanzie disponibili.


La presenza di una filiale bancaria italiana appartenente a un gruppo francese non significa inoltre che quella filiale possa automaticamente concedere un mutuo secondo il diritto francese.


Il primo passo non consiste quindi nel cercare il tasso più basso, ma nell'individuare un istituto disposto a finanziare effettivamente quel profilo di acquirente.


2. Che cosa significa esattamente prêt immobilier non-résident?


L'espressione francese prêt immobilier non-résident descrive, nella pratica bancaria, un finanziamento concesso a un mutuatario che non risiede fiscalmente in Francia.


Non costituisce necessariamente una categoria autonoma di contratto disciplinata da norme completamente diverse.


Quando ricorrono i presupposti previsti dal Code de la consommation, il mutuo rimane sottoposto alla disciplina francese del credito immobiliare ai consumatori, comprese le norme sull'informazione precontrattuale, il TAEG, il tasso d'usura e il rimborso anticipato.


La qualifica di non residente rileva soprattutto ai fini dell'analisi del rischio.


La banca deve comprendere come siano prodotti i redditi italiani, verificarne la continuità e valutare quali strumenti potrebbe utilizzare in caso di mancato pagamento.


Anche la recuperabilità del credito assume un ruolo particolare. Una banca che finanzia un residente francese può spesso controllare con relativa facilità i principali rapporti finanziari del cliente. Con un mutuatario residente in Italia, una parte significativa delle informazioni e del patrimonio rimane all'estero.


L'appartenenza di Francia e Italia all'Unione europea e all'area dell'euro facilita alcuni aspetti dei rapporti finanziari, ma non elimina questi controlli.


3. Quanto anticipo chiedono le banche francesi ai non residenti?


L'anticipo personale è chiamato in Francia apport personnel.


Non esiste una disposizione generale che obblighi ogni italiano residente all'estero a versare il 20%, il 25% o il 30% del prezzo dell'immobile.


Queste percentuali dipendono dalle politiche commerciali e dalla valutazione del rischio dei singoli istituti.


Nella pratica dei finanziamenti destinati ai non residenti, un apporto personale intorno al 20-30% del prezzo d'acquisto è frequentemente richiesto, ma non costituisce un minimo legale uniforme.


Alcune operazioni richiedono un apporto superiore. Altre possono essere finanziate con una percentuale minore, quando il cliente dispone di una posizione particolarmente solida o di garanzie supplementari.


L'importo necessario può dipendere anche dalla natura del progetto.


Acquistare una residenza secondaria per uso familiare non presenta necessariamente lo stesso profilo di rischio di un appartamento destinato alla locazione continuativa.


Nel primo caso, l'immobile non produce normalmente entrate destinate al rimborso del mutuo.


Nel secondo, la banca potrebbe considerare una parte dei canoni futuri. Non è però tenuta a considerarli integralmente, perché deve valutare anche il rischio di mancata locazione, di morosità e di spese impreviste.


L'apporto personale non va inoltre confuso con le spese accessorie dell'acquisto.


Un istituto che accetta di finanziare il 75% del prezzo può comunque pretendere che il cliente sostenga interamente le spese notarili, fiscali e di garanzia.


4. Un esempio: acquistare in Francia una casa da 320.000 euro


Supponiamo che una coppia italiana residente a Torino intenda acquistare una seconda casa nei dintorni di Lione al prezzo di 320.000 euro.


Una banca francese accetta, in via ipotetica, di finanziare il 75% del prezzo.


Il finanziamento sarebbe di 240.000 euro e l'apporto personale necessario per il solo prezzo di acquisto ammonterebbe a 80.000 euro.


A questo importo devono aggiungersi le spese di acquisizione, l'eventuale remunerazione dell'intermediario, il costo iniziale della garanzia bancaria e le altre spese non finanziate.


Il fabbisogno di liquidità potrebbe quindi essere significativamente superiore agli 80.000 euro.


È proprio su questo punto che molti acquirenti commettono un errore di pianificazione.


Avere il 25% del prezzo disponibile non significa necessariamente disporre del capitale sufficiente per completare l'operazione.


Prima di impegnarsi contrattualmente con il venditore, occorre ottenere una stima complessiva dell'importo necessario, comprendendo il costo del finanziamento.


5. Le banche francesi possono valutare uno stipendio pagato in Italia?


Certamente.


Un reddito percepito in Italia non è, in quanto tale, inutilizzabile per una banca francese.


Il problema riguarda la sua documentazione e la valutazione della sua stabilità.


Un dipendente con contratto a tempo indeterminato potrà generalmente presentare le proprie buste paga, la Certificazione Unica, le dichiarazioni fiscali e gli estratti conto sui quali viene accreditato lo stipendio.


La banca potrà verificare la continuità del rapporto di lavoro, l'anzianità professionale, l'importo netto percepito e la presenza di eventuali prestiti già in essere.


Un dirigente d'impresa o un lavoratore autonomo presenterà un dossier diverso.


La documentazione potrà comprendere dichiarazioni fiscali pluriennali, bilanci, documenti societari e informazioni sulle distribuzioni di utili.


Un fatturato elevato non equivale necessariamente a un reddito personale elevato e stabilmente disponibile per rimborsare un mutuo.


La distinzione assume particolare importanza per imprenditori che detengono partecipazioni societarie e percepiscono remunerazioni variabili.


Una società italiana può disporre di una liquidità importante senza che questa costituisca automaticamente patrimonio personale del socio.


Analogamente, il valore di partecipazioni non immediatamente liquidabili non deve essere confuso con una disponibilità bancaria utilizzabile per pagare le rate.


Un pensionato potrà invece documentare i trattamenti pensionistici, gli eventuali redditi immobiliari e le attività patrimoniali.


La banca valuterà anche l'età del richiedente, soprattutto perché essa può incidere sulla durata del finanziamento e sulle condizioni dell'assicurazione.


6. Il rapporto tra debiti e redditi: la regola francese del 35%


Il sistema francese applica regole prudenziali elaborate dal Haut Conseil de stabilité financière (HCSF).


La decisione del 29 settembre 2021, successivamente modificata, stabilisce due parametri centrali per l'erogazione dei mutui immobiliari:


  • un taux d'effort, ossia un rapporto tra oneri di indebitamento e redditi, che in linea di principio non deve superare il 35%;

  • una durata ordinaria del finanziamento non superiore a 25 anni, fatte salve le specifiche eccezioni previste dalla disciplina.


Le regole sono vincolanti per gli istituti soggetti alla disciplina e contemplano una limitata flessibilità.


Le banche dispongono infatti di un margine di deroga, entro il 20% della produzione trimestrale di nuovi crediti immobiliari, ma una parte rilevante di tale flessibilità è riservata ai finanziamenti dell'abitazione principale.


Non si deve quindi presumere che un mutuo per una residenza secondaria possa beneficiare facilmente di un'eccezione al limite ordinario.


Il calcolo deve considerare anche le obbligazioni finanziarie già esistenti in Italia.


Se il richiedente sta rimborsando il mutuo della propria abitazione a Bologna, quella rata non scompare dal calcolo perché il nuovo prestito viene richiesto a una banca francese.


La banca terrà conto anche degli altri finanziamenti rilevanti e dell'assicurazione collegata al nuovo credito.


Supponiamo che il nucleo familiare disponga di redditi mensili netti prima delle imposte, valutati dalla banca, pari a 6.000 euro.


Il 35% corrisponde a 2.100 euro.


Se gli oneri mensili di indebitamento già esistenti ammontano a 1.100 euro, il margine ordinario residuo per il nuovo finanziamento e la relativa assicurazione è di circa 1.000 euro.


Non sarebbe quindi sufficiente presentare un reddito familiare di 6.000 euro per giustificare qualsiasi importo di mutuo.


La durata, il costo dell'assicurazione e la situazione finanziaria complessiva diventano determinanti.


Occorre tuttavia aggiungere un'altra precisazione: rispettare il rapporto del 35% non attribuisce un diritto al credito.


La banca può rifiutare una richiesta anche quando il mutuatario rispetta questo parametro.


7. La durata del mutuo e la differenza tra seconda casa e abitazione principale


La durata ordinaria massima di riferimento è di 25 anni.


In alcune operazioni è previsto un differimento che può portare a 27 anni, quando ricorrono le condizioni stabilite dalla disciplina HCSF, in particolare per determinati acquisti o lavori con ingresso nel godimento dell'immobile differito.


Questa possibilità non costituisce un'estensione generalizzata a qualunque mutuo per non residenti.


In ogni caso, la banca può proporre una durata inferiore, in funzione dell'età e del profilo finanziario del richiedente.


La durata è una variabile contrattuale fondamentale.


Una durata più lunga riduce normalmente la rata mensile, a parità di capitale e tasso, ma aumenta il costo complessivo degli interessi.


Una durata più breve limita il costo finanziario totale, ma può rendere impossibile rispettare il rapporto massimo tra debiti e redditi.


Per un acquirente residente in Italia, la decisione deve inoltre tenere conto degli altri impegni patrimoniali.


Una seconda casa in Francia è spesso un investimento destinato a essere conservato a lungo, ma non sempre.


Un cambiamento familiare, un trasferimento professionale o la decisione di rivendere dopo alcuni anni possono rendere particolarmente importante la flessibilità del rimborso anticipato.


8. Un mutuo in Francia oppure un finanziamento ottenuto in Italia?


L'acquirente non è necessariamente obbligato a rivolgersi a una banca francese.


Può valutare un finanziamento presso un istituto italiano, ma le garanzie disponibili e la struttura dell'operazione possono cambiare sensibilmente.


Una banca italiana potrebbe essere meno interessata a iscrivere una garanzia immobiliare su un bene situato in Francia, perché l'operazione richiede competenze, procedure e valutazioni transfrontaliere.


Potrebbe invece valutare un finanziamento garantito da un immobile già posseduto dal richiedente in Italia.


Si tratta però di una scelta che modifica il rischio patrimoniale.


Se il mutuo per acquistare una seconda casa francese viene garantito con l'abitazione italiana, il mancato rimborso potrebbe esporre proprio quest'ultima a un'azione del creditore.


In altri casi, il finanziamento può essere assistito da attività finanziarie date in garanzia.


Il confronto deve quindi riguardare non soltanto il tasso, ma anche i beni che vengono esposti al rischio di esecuzione forzata.


Una casa in Francia finanziata con un debito garantito dall'abitazione familiare italiana non presenta lo stesso profilo di rischio di un mutuo garantito esclusivamente dall'immobile acquistato.


B. Il costo effettivo del credito: tasso, TAEG, usura, ipoteca, assicurazione e rimborso anticipato


1. Il tasso di interesse nominale non indica il costo complessivo del mutuo


La prima informazione richiesta da un acquirente è generalmente il tasso di interesse.


In Francia viene indicato come taux d'intérêt nominal.


Può essere fisso o variabile.


Con un finanziamento a tasso fisso, il tasso contrattuale non varia secondo l'andamento degli indici di mercato, salvo le ipotesi espressamente previste dal contratto.


Con un finanziamento a tasso variabile o rivedibile, il costo può invece modificarsi secondo un indice e le modalità di revisione pattuite.


Per un proprietario residente in Italia, il tasso fisso presenta il vantaggio della prevedibilità.


La stabilità delle rate può essere particolarmente utile quando il mutuatario deve sostenere contemporaneamente le spese della propria abitazione italiana e quelle della seconda casa francese.


Il tasso variabile può essere considerato in determinate strategie finanziarie, ma occorre verificare con attenzione l'indice di riferimento, la frequenza delle revisioni, l'esistenza di eventuali limiti alle variazioni e il possibile aumento della rata.


Non è tuttavia possibile confrontare correttamente due mutui limitandosi ai rispettivi tassi nominali.


Una banca può proporre un tasso apparentemente più conveniente, accompagnato però da costi assicurativi o di garanzia sensibilmente superiori.


2. Che cos'è il TAEG francese?


Il Taux annuel effectif global, abbreviato TAEG, rappresenta il costo complessivo annualizzato del credito secondo le regole francesi.


La funzione è analoga a quella del TAEG utilizzato nel sistema italiano.


Il suo scopo è consentire al consumatore di confrontare proposte finanziarie differenti tenendo conto non soltanto degli interessi, ma anche dei costi obbligatori collegati all'ottenimento del finanziamento.


L'articolo L. 314-1 del Code de la consommation disciplina il calcolo del costo complessivo, mentre l'articolo R. 314-4 individua diverse categorie di spese rilevanti.


Quando costituiscono una condizione per ottenere il mutuo o per ottenerlo alle condizioni annunciate, possono essere compresi nel TAEG:


  • gli interessi contrattuali;

  • le spese di istruttoria della pratica;

  • le commissioni degli intermediari;

  • il costo dell'assicurazione obbligatoriamente richiesta;

  • il costo delle garanzie necessarie;

  • determinate spese bancarie imposte per ottenere il credito;

  • il costo di una valutazione immobiliare richiesta ai fini del finanziamento.


Non tutte le spese sostenute in occasione dell'acquisto rientrano necessariamente nel TAEG.


Per esempio, i tributi e le spese di acquisizione immobiliare devono essere distinti dai costi direttamente imputabili alla concessione del credito.


Questa distinzione è importante perché il TAEG non coincide con il costo totale dell'operazione immobiliare.


3. Come confrontare due offerte di finanziamento


Immaginiamo che una banca proponga un finanziamento a tasso nominale fisso del 3,40%, mentre un'altra offra il 3,55%.


La prima proposta potrebbe apparire immediatamente preferibile.


Supponiamo però che il primo istituto richieda un'assicurazione più costosa, una garanzia ipotecaria onerosa e commissioni di istruttoria superiori.


Il secondo istituto potrebbe proporre una struttura complessivamente meno costosa.


La valutazione corretta richiede quindi di confrontare il TAEG, il costo complessivo espresso in euro e il piano di ammortamento.


È utile inoltre distinguere le spese iniziali dai costi che continueranno per tutta la durata del finanziamento.


Un costo iniziale importante può incidere molto su un mutuo destinato a essere estinto dopo pochi anni.


Al contrario, un costo assicurativo relativamente contenuto ogni mese può diventare significativo quando il finanziamento prosegue per venticinque anni.


Occorre anche valutare l'effetto di un'eventuale rivendita anticipata.


Un mutuo meno costoso sulla durata originaria potrebbe essere meno interessante quando comporta importanti costi di estinzione anticipata.


4. Il taux d'usure: il limite legale che comprende anche i costi del credito


Il diritto francese prevede un limite massimo al costo dei finanziamenti concessi nelle categorie assoggettate alla disciplina dell'usura.


Questo limite è chiamato taux de l'usure.


Ai sensi dell'articolo L. 314-6 del Code de la consommation, il limite viene determinato sulla base dei tassi effettivi medi praticati nel trimestre precedente, maggiorati di un terzo.


La Banque de France pubblica periodicamente i valori applicabili.


Il parametro da confrontare con il limite dell'usura è il TAEG, e non il solo tasso nominale.


Questa regola assume particolare importanza per un cliente non residente, perché il costo assicurativo e quello delle garanzie possono essere elevati.


Dal 1° ottobre al 31 dicembre 2026, i principali limiti applicabili ai mutui immobiliari dei consumatori sono:


  • finanziamenti a tasso fisso di durata inferiore a 10 anni: 4,09%;

  • finanziamenti a tasso fisso da 10 anni a meno di 20 anni: 4,68%;

  • finanziamenti a tasso fisso di almeno 20 anni: 5,40%;

  • finanziamenti a tasso variabile: 5,52%;

  • prêts-relais, ossia finanziamenti ponte: 6,49%.


Questi dati derivano dall'avviso del 25 settembre 2026, pubblicato nel Journal officiel del 26 settembre 2026.


Sono limiti legali e non tassi commerciali che una banca si impegna a offrire.


Un acquirente che ottiene una proposta ventennale con TAEG del 5,10% non deve quindi ritenere che la banca stia necessariamente applicando un tasso particolarmente favorevole soltanto perché rimane al di sotto del limite del 5,40%.


Il tasso d'usura non rappresenta una media delle migliori offerte disponibili.


5. Perché un'assicurazione costosa può impedire la concessione del mutuo


Supponiamo che una banca sia disposta a finanziare un cliente italiano con un tasso nominale compatibile con le proprie condizioni commerciali.


Il richiedente deve però sottoscrivere un'assicurazione sul mutuo.


Se il costo della copertura è particolarmente elevato, il TAEG complessivo può avvicinarsi al limite legale.


La banca non può risolvere il problema limitandosi a dichiarare che il tasso nominale rimane inferiore al taux d'usure.


Deve rispettare il limite sul costo effettivo globale.


Ne consegue che la scelta dell'assicurazione può determinare non soltanto il prezzo del mutuo, ma anche la concreta possibilità di ottenerlo.


Per questo motivo, nei finanziamenti concessi a persone non residenti è opportuno verificare le condizioni assicurative prima che la negoziazione bancaria sia considerata conclusa.


Il problema può essere particolarmente sensibile per un mutuatario di età avanzata o per un contratto che richieda coperture particolari.


6. Ipoteca, garanzia bancaria e pegno: tre strumenti diversi


La banca francese può richiedere una garanzia per proteggersi in caso di mancato rimborso.


Le principali soluzioni comprendono l'ipoteca immobiliare, il cautionnement e, in determinate operazioni, il nantissement.


La scelta non è indifferente.


Cambiano i costi iniziali, le procedure, i beni coinvolti e le conseguenze dell'inadempimento.


L'ipoteca convenzionale: hypothèque conventionnelle


L'ipoteca convenzionale costituisce una garanzia reale su un immobile.


Può essere iscritta sul bene acquistato oppure, quando giuridicamente e contrattualmente possibile, su un altro bene del mutuatario.


Se il debitore non rispetta i propri obblighi, il creditore ipotecario può utilizzare le procedure previste dalla legge per soddisfarsi sul bene gravato.


L'ipoteca richiede normalmente l'intervento di un notaio francese e le formalità di pubblicità immobiliare.


Comporta costi di costituzione e può generare ulteriori spese in caso di cancellazione anticipata.


Per un acquirente italiano che intenda rivendere l'immobile dopo alcuni anni, è opportuno conoscere fin dall'inizio il possibile costo della mainlevée, ossia della cancellazione della garanzia quando necessaria.


Non è sufficiente sapere quanto costa iscrivere un'ipoteca.


Occorre anche sapere quali formalità saranno necessarie per liberare il bene al momento della rivendita.


L'ipoteca legale speciale del finanziatore: hypothèque légale spéciale du prêteur de deniers


Il diritto francese conosce inoltre una particolare garanzia riconosciuta al finanziatore del prezzo di acquisto.


Essa ha sostituito, nella terminologia giuridica attuale, il precedente privilège de prêteur de deniers.


Può risultare pertinente in alcune operazioni di acquisto immobiliare, soprattutto quando il finanziamento riguarda il prezzo di un bene esistente e ricorrono le condizioni legali.


Non è però utilizzabile indifferentemente per qualsiasi tipo di spesa o finanziamento.


L'eventuale finanziamento di lavori, costruzioni o operazioni immobiliari particolari può richiedere garanzie differenti.


La scelta concreta va quindi esaminata con la banca e con il notaio incaricato.


La garanzia di un organismo finanziario: cautionnement bancaire


Un'altra soluzione consiste nel cautionnement.


Un organismo specializzato si impegna, secondo le condizioni applicabili, a intervenire nei confronti della banca quando il mutuatario non adempie.


La garanzia non equivale a un'assicurazione che estingue liberamente il debito del cliente.


L'organismo garante può infatti disporre di un diritto di recupero nei confronti del debitore.


Il cautionnement può presentare vantaggi in termini di formalità o di costi, secondo le condizioni dell'operazione.


Tuttavia, non tutte le strutture di garanzia accettano indistintamente i mutuatari non residenti.


Una banca potrebbe quindi concedere il credito soltanto a condizione di ottenere un'ipoteca, anche quando per un cliente residente in Francia avrebbe potuto considerare una garanzia tramite un organismo specializzato.


È necessario chiedere alla banca se la soluzione proposta costituisca una scelta negoziabile oppure una condizione effettiva per l'approvazione della pratica.


7. Il nantissement: quando la banca vuole anche una garanzia finanziaria


Il nantissement consiste, semplificando, nella costituzione di una garanzia su determinati beni mobili o diritti patrimoniali.


Nel settore dei finanziamenti immobiliari può riguardare, secondo il contratto e il tipo di attività, strumenti finanziari, crediti o prodotti di investimento.


Per esempio, un istituto potrebbe accettare di finanziare un acquisto immobiliare subordinando l'operazione alla costituzione di una garanzia su un prodotto finanziario detenuto dal cliente.


Questa soluzione può essere utilizzata come garanzia principale in alcune strutture di credito o come elemento supplementare di protezione della banca.


Occorre tuttavia comprenderne le conseguenze.


Il patrimonio finanziario dato in garanzia non rimane necessariamente liberamente disponibile.


Il cliente potrebbe non poter ritirare, trasferire o utilizzare determinate somme senza il consenso della banca.


La garanzia può inoltre prevedere meccanismi particolari quando il valore delle attività sottostanti diminuisce.


Se il nantissement riguarda strumenti finanziari soggetti alle oscillazioni dei mercati, l'acquirente deve esaminare attentamente le clausole relative al mantenimento del valore delle garanzie.


Una richiesta di garanzia finanziaria supplementare può ridurre la liquidità effettivamente disponibile dopo l'acquisto.


È quindi insufficiente considerare il capitale dato in garanzia come una riserva patrimoniale integralmente utilizzabile in ogni momento.


8. Il contratto di assicurazione sul mutuo: assurance emprunteur


In Francia l'assicurazione del mutuatario è comunemente denominata assurance emprunteur.


La sua funzione è distinta da quella dell'ipoteca o del cautionnement.


L'assicurazione interviene al verificarsi di determinati eventi contrattualmente garantiti.


Le coperture più comuni riguardano il decesso e la perdita totale e irreversibile dell'autonomia personale.


Secondo la polizza possono essere previste coperture ulteriori, come l'invalidità permanente o l'incapacità temporanea di lavoro.


Occorre distinguere il rischio assicurato dalla semplice impossibilità economica di pagare le rate.


Un'assicurazione che copre il decesso non interviene automaticamente quando il mutuatario subisce una diminuzione del reddito.


Analogamente, la garanzia per perdita dell'impiego, quando prevista, è soggetta a condizioni specifiche.


Per gli acquirenti non residenti, l'analisi delle esclusioni può essere particolarmente importante.


Bisogna verificare l'efficacia territoriale della copertura, le condizioni relative all'attività professionale svolta in Italia, i criteri per accertare l'invalidità e gli eventuali limiti di età.


Un contratto che menziona genericamente l'incapacità lavorativa può contenere definizioni e modalità di indennizzo che non coincidono con quelle abitualmente utilizzate in Italia.


9. Un italiano può scegliere una compagnia assicurativa diversa da quella della banca?


In linea generale, sì.


Il diritto francese consente al mutuatario di scegliere un'assicurazione alternativa, purché presenti un livello di garanzie equivalente a quello richiesto dall'istituto finanziatore.


L'articolo L. 313-30 del Code de la consommation tutela questa possibilità.


La banca non può rifiutare una copertura alternativa che rispetti le condizioni legali di equivalenza senza fornire le ragioni previste dalla normativa.


La disciplina francese consente inoltre, alle condizioni applicabili, la sostituzione dell'assicurazione anche durante l'esecuzione del mutuo.


La legge del 28 febbraio 2022, generalmente conosciuta come loi Lemoine, ha rafforzato questa facoltà.


Il fatto che sia possibile cambiare assicurazione non significa però che qualunque compagnia italiana debba essere automaticamente accettata.


La copertura proposta deve rispettare le condizioni di equivalenza richieste e la disciplina applicabile.


Per un cliente residente in Italia, può risultare opportuno comparare più proposte assicurative prima della firma.


La decisione deve riguardare il costo complessivo, le esclusioni, i criteri di indennizzo e la durata delle garanzie.


Il prezzo più basso non costituisce sempre la soluzione contrattualmente più protettiva.


10. La quotité assicurativa: una questione importante per le coppie


Quando due persone acquistano insieme un immobile e contraggono il mutuo, la banca può richiedere che il finanziamento sia coperto secondo una determinata ripartizione assicurativa.


Questa ripartizione è chiamata quotité.


Una copertura complessiva del 100% può, per esempio, essere distribuita al 50% su ciascun mutuatario.


In altre operazioni la copertura può essere più elevata e arrivare al 100% per ciascuno.


Le conseguenze sono molto diverse.


In caso di decesso di un mutuatario, l'importo rimborsato dall'assicuratore dipende dalla parte di capitale assicurata sulla sua persona e dalle condizioni della polizza.


Se ciascun mutuatario è coperto al 50%, non si deve presumere che l'intero debito residuo venga automaticamente estinto alla morte di uno dei due.


La scelta deve essere valutata anche alla luce della situazione familiare, del regime patrimoniale della coppia e delle capacità di rimborso del coniuge superstite.


Per una coppia italiana che acquista una casa francese, il coordinamento con gli aspetti successori può risultare importante.


11. Che cosa accade se si decide di vendere la casa prima della scadenza del mutuo?


La vendita dell'immobile finanziato può richiedere l'estinzione anticipata del credito.


È uno degli aspetti da negoziare prima di sottoscrivere il contratto.


L'articolo L. 313-47 del Code de la consommation riconosce al mutuatario, per i finanziamenti soggetti alla relativa disciplina, la possibilità di rimborsare anticipatamente il credito, in tutto o in parte.


Il contratto può prevedere determinati limiti per i rimborsi parziali di importo modesto.


Può anche stabilire un'indennità a favore della banca.


Questa indennità viene frequentemente chiamata indemnité de remboursement anticipé, abbreviata IRA.


L'articolo R. 313-25 prevede un limite ordinario: l'indennità non può superare l'equivalente di sei mesi di interessi sul capitale rimborsato anticipatamente, calcolati al tasso medio del finanziamento, né il 3% del capitale residuo prima del rimborso.


Si applica il limite più restrittivo, fatte salve le particolarità previste dalla normativa per determinate strutture di tasso.


12. Esempio di rimborso anticipato


Supponiamo che un mutuatario debba ancora restituire 100.000 euro e decida di estinguere integralmente il finanziamento.


Il tasso medio contrattuale, nell'ipotesi, è del 3%.


Sei mesi di interessi su 100.000 euro corrispondono a 1.500 euro.


Il 3% del capitale residuo corrisponde invece a 3.000 euro.


Nel caso ordinario considerato, l'indennità contrattuale non potrebbe quindi superare 1.500 euro.


La cifra non comprende necessariamente tutte le spese che possono derivare dalla vendita e dalle formalità relative alle garanzie.


Occorre distinguere l'eventuale indennità per rimborso anticipato dalle spese notarili o dalle formalità di cancellazione dell'ipoteca.


Il rimborso anticipato è un diritto previsto dalla legge; la gratuità del rimborso anticipato non è invece una conseguenza automatica.


13. Quando il rimborso anticipato è esente da indennità?


L'articolo L. 313-48 del Code de la consommation prevede specifiche ipotesi nelle quali non è dovuta l'indennità.


La disposizione riguarda, alle condizioni previste, il rimborso motivato dalla vendita dell'immobile conseguente a un cambiamento del luogo dell'attività professionale del mutuatario o del coniuge, al decesso oppure alla cessazione forzata dell'attività professionale.


Queste eccezioni non devono essere confuse con una facoltà generale di estinguere gratuitamente il prestito per qualunque motivo personale.


La vendita volontaria di una seconda casa, per esempio, non determina da sola l'applicazione automatica delle esenzioni previste.


Può però essere negoziata contrattualmente una rinuncia totale o parziale della banca all'indennità, quando l'istituto accetti.


Per un acquirente italiano che non conosce ancora la durata effettiva del proprio investimento, questa clausola può avere un valore economico significativo.


14. Il compromis de vente e la condizione sospensiva del finanziamento


Prima di arrivare al rogito notarile francese, l'acquirente sottoscrive frequentemente un compromis de vente o una promesse de vente.


Quando l'operazione ricade nella disciplina francese applicabile agli acquisti immobiliari abitativi finanziati mediante mutuo, il contratto preliminare deve prevedere la condition suspensive d'obtention de prêt, secondo le condizioni stabilite dalla legge.


La condizione sospensiva subordina il perfezionamento definitivo della vendita all'ottenimento del finanziamento.


Si tratta di una tutela particolarmente importante per il non residente.


Una banca può infatti manifestare un orientamento favorevole sulla base di informazioni preliminari e rifiutare successivamente il credito dopo aver esaminato tutta la documentazione.


Un semplice accord de principe non equivale necessariamente a un'offerta di credito definitiva.


La condizione sospensiva deve identificare correttamente le caratteristiche del finanziamento ricercato.


Normalmente occorre prestare attenzione all'importo, alla durata, al tasso massimo previsto e ai termini per presentare la domanda e ottenere una risposta.


La durata della condizione sospensiva non può essere inferiore al minimo legale applicabile; nella prassi immobiliare si utilizzano frequentemente termini di 45 o 60 giorni.


Per un non residente, il tempo necessario a ottenere documenti italiani, traduzioni, verifiche assicurative e approvazione bancaria può richiedere una pianificazione particolarmente attenta.


15. L'errore di acquistare dichiarando di non avere bisogno di un mutuo


Il contratto preliminare può contenere una dichiarazione relativa all'origine dei fondi utilizzati per acquistare.


Quando l'acquirente dichiara di finanziare l'operazione senza ricorrere al credito, la situazione giuridica cambia.


Una dichiarazione di acquisto con fondi propri non deve essere sottoscritta senza comprenderne le conseguenze.


Se il cliente decide successivamente di richiedere un mutuo e la banca lo rifiuta, potrebbe non beneficiare della tutela derivante dalla condizione sospensiva del finanziamento.


È quindi opportuno evitare di dichiarare una capacità di acquisto integralmente in contanti quando, in realtà, il finanziamento bancario costituisce una condizione necessaria per realizzare l'operazione.


La ricerca del mutuo e la redazione del compromesso devono essere coordinate.


La negoziazione bancaria e quella immobiliare non possono essere considerate due pratiche completamente indipendenti.


16. Quali documenti preparare prima di chiedere il finanziamento?


Un dossier può richiedere documenti differenti secondo la banca e il profilo del cliente.


Per un residente italiano, è normalmente utile predisporre un fascicolo contenente:


  • documenti di identità e prova della residenza;

  • dichiarazioni dei redditi e documentazione fiscale italiana;

  • buste paga, certificazioni pensionistiche o documentazione relativa all'attività autonoma;

  • estratti conto e informazioni sugli investimenti;

  • documenti dei finanziamenti già in essere;

  • prova dell'origine dei fondi destinati all'anticipo;

  • documentazione dell'immobile da acquistare;

  • informazioni sui rapporti patrimoniali e familiari rilevanti per il finanziamento.


La banca può richiedere documentazione supplementare o traduzioni.


Occorre prestare particolare attenzione alla coerenza fra dichiarazioni fiscali, redditi accreditati e patrimonio dichiarato.


Un trasferimento di somme importanti da un conto italiano a un conto francese non costituisce di per sé un problema, ma la banca deve poter comprendere e verificare la provenienza dei fondi secondo la normativa antiriciclaggio.


Il dossier dovrebbe spiegare anche eventuali variazioni significative del reddito.


Per esempio, se un dirigente ha percepito un dividendo straordinario nell'anno precedente, la banca deve poter distinguere tale entrata eccezionale dal reddito ordinario destinato a proseguire negli anni successivi.


Una documentazione completa non garantisce l'accettazione della richiesta, ma riduce il rischio che il finanziamento venga ritardato da chiarimenti evitabili.


II. Gli interessi del mutuo sono deducibili? La risposta cambia radicalmente tra seconda casa, locazione, Francia e Italia


A. In Francia la deducibilità dipende dalla destinazione dell'immobile e dal regime fiscale scelto


1. Comprare una seconda casa in Francia non consente di detrarre gli interessi del mutuo


Consideriamo il caso più frequente.


Una famiglia fiscalmente residente in Italia acquista un appartamento a Nizza per trascorrervi le vacanze.


Il bene viene utilizzato esclusivamente dalla famiglia e non viene affittato.


Il finanziamento è stato concesso da una banca francese.


La famiglia versa ogni mese una rata composta da quota capitale, interessi e assicurazione.


Può detrarre questi interessi dal reddito imponibile in Francia?


In linea generale, no.


Il sistema francese non riconosce una deduzione generale degli interessi pagati per finanziare l'acquisto di una seconda casa utilizzata privatamente.


La circostanza che il finanziamento sia stato concesso da un istituto francese non modifica questa conclusione.


Non è il luogo in cui si trova la banca a determinare la deducibilità.


Rileva invece la destinazione dell'immobile e il regime fiscale applicabile.


Occorre inoltre evitare di confondere una rata del mutuo con una spesa fiscalmente deducibile.


Il rimborso del capitale rappresenta la restituzione della somma ricevuta.


Non diventa una spesa deducibile soltanto perché viene pagato mensilmente insieme agli interessi.


2. E se l'immobile diventa l'abitazione principale in Francia?


Il diritto francese non riconosce più, per i nuovi finanziamenti ordinari, il precedente beneficio fiscale sugli interessi del mutuo contratto per l'acquisto dell'abitazione principale.


L'agevolazione relativa ai finanziamenti originariamente interessati dal sistema precedente è stata soppressa per i nuovi mutui dal 2011.


Pertanto, neppure il trasferimento della residenza principale in Francia consente automaticamente di dedurre gli interessi di un nuovo mutuo abitativo.


È importante non confondere il regime francese con quello italiano, che prevede una specifica detrazione IRPEF degli interessi per determinati mutui destinati all'acquisto dell'abitazione principale, nei limiti e alle condizioni della propria legislazione.


I due sistemi non sono identici.


3. Quando gli interessi diventano deducibili in Francia: l'immobile locato


La situazione cambia quando il proprietario concede l'immobile in locazione.


Il diritto tributario francese consente, in determinati regimi, la deduzione degli interessi relativi ai finanziamenti contratti per acquistare, conservare, costruire, riparare o migliorare immobili produttivi di reddito locativo.


La disciplina varia secondo la natura della locazione.


Bisogna distinguere una locazione non ammobiliata da una locazione ammobiliata.


Nel sistema francese le prime rientrano ordinariamente nella categoria dei revenus fonciers, mentre le seconde sono generalmente assoggettate al regime dei bénéfices industriels et commerciaux (BIC).


Questa distinzione è determinante.


4. Locazione non ammobiliata: revenus fonciers e régime réel


Quando il proprietario concede un'abitazione in locazione senza arredamento, i canoni sono normalmente qualificati come revenus fonciers.


Il contribuente può ricadere, alle condizioni previste, nel regime micro-foncier oppure nel régime réel.


Nel regime micro-foncier, la tassazione avviene con una deduzione forfettaria prevista dalla legge.


Le spese effettive, compresi gli interessi, non vengono dedotte una seconda volta.


Nel régime réel, invece, il reddito imponibile viene determinato tenendo conto delle spese fiscalmente ammissibili e adeguatamente documentate.


Tra queste possono figurare gli interessi del finanziamento immobiliare.


L'amministrazione fiscale francese precisa che sono deducibili, nel regime reale, gli interessi dei prestiti destinati all'acquisto di immobili dati in locazione e, a determinate condizioni, anche le spese accessorie del finanziamento.


La dichiarazione dei redditi fondiari viene normalmente effettuata mediante il modello 2044, oppure la relativa dichiarazione speciale quando richiesta.


Gli interessi e le spese di finanziamento sono indicati nella sezione dedicata.


5. Quali costi del finanziamento sono deducibili nei revenus fonciers?


L'amministrazione francese riconosce, nel rispetto delle condizioni previste, la deducibilità di diverse spese strettamente collegate al prestito.


Possono essere rilevanti gli interessi pagati durante l'anno, le spese di istruttoria, determinati costi della garanzia e i premi delle assicurazioni contratte per garantire il rimborso.


La deduzione non riguarda indiscriminatamente tutte le somme pagate alla banca.


Occorre dimostrare il collegamento fra il finanziamento e l'immobile produttivo di reddito.


La quota capitale rimborsata non costituisce un interesse deducibile.


È quindi indispensabile conservare il piano di ammortamento e i documenti bancari che permettono di distinguere le diverse componenti della rata.


Questa separazione può diventare particolarmente importante quando l'immobile è finanziato con più prestiti oppure quando un finanziamento viene successivamente rinegoziato.


6. Un esempio di locazione non ammobiliata


Supponiamo che un contribuente residente in Italia possieda un appartamento francese dato in locazione.


I canoni percepiti nell'anno ammontano a 15.000 euro.


Gli interessi del mutuo effettivamente pagati ammontano a 4.000 euro.


Le altre spese fiscalmente deducibili, nell'ipotesi, ammontano a 3.000 euro.


Nel régime réel, e supponendo che tutte le spese soddisfino le condizioni legali, il reddito fondiario prima delle ulteriori verifiche fiscali risulta pari a 8.000 euro.


Il calcolo è il seguente:


15.000 euro di canoni meno 4.000 euro di interessi meno 3.000 euro di altre spese ammissibili.


Non sarebbe corretto sottrarre anche l'intera quota capitale rimborsata durante l'anno.


Per esempio, se la banca avesse ricevuto ulteriori 7.000 euro a titolo di restituzione del capitale, questi non potrebbero essere semplicemente aggiunti alle spese deducibili.


La differenza fra il flusso di cassa e il reddito imponibile rappresenta una delle difficoltà più frequenti nella pianificazione degli investimenti immobiliari.


Un appartamento può richiedere un notevole esborso finanziario annuale pur generando un reddito fiscalmente positivo.


7. Che cosa succede quando gli interessi superano i canoni?


Il diritto francese contempla regole particolari per il trattamento dei risultati negativi dei redditi fondiari.


Non tutti i disavanzi possono essere imputati nello stesso modo.


In particolare, la parte di disavanzo imputabile agli interessi del finanziamento è soggetta a una disciplina differente rispetto a quella relativa ad altre spese.


Queste regole possono produrre effetti fiscali anche negli anni successivi, secondo le condizioni previste e la posizione del contribuente.


Per un non residente che possiede soltanto redditi immobiliari francesi, non si deve presumere che un disavanzo generi automaticamente un rimborso dell'imposta francese.


Occorre esaminare le regole di imputazione e di riporto effettivamente applicabili.


Anche la durata della locazione e l'eventuale successivo cambiamento di destinazione dell'immobile possono avere conseguenze fiscali.


8. Locazione ammobiliata: il regime BIC


Quando l'immobile è concesso in locazione ammobiliata, il diritto tributario francese prevede normalmente l'applicazione della categoria BIC.


La locazione ammobiliata può rientrare, secondo le condizioni previste, in un regime micro oppure in un regime reale.


Nel regime micro, gli abbattimenti forfettari tengono conto delle spese senza consentire una nuova deduzione analitica degli interessi.


Nel regime reale, gli interessi del mutuo possono invece essere rilevanti per determinare il risultato imponibile dell'attività.


Il trattamento deve essere coordinato con le regole contabili e fiscali proprie della locazione ammobiliata.


Per esempio, il regime reale può prevedere anche ammortamenti fiscalmente ammessi, ma questi non devono essere confusi con il rimborso del capitale del mutuo.


Il fatto che il proprietario restituisca una parte del capitale alla banca non equivale all'ammortamento fiscale di un bene immobiliare.


9. Affittare la seconda casa soltanto durante alcuni mesi dell'anno


Molti italiani acquistano un immobile in Francia per utilizzarlo durante le vacanze e affittarlo quando non vi soggiornano.


È il caso di un appartamento sulla Costa Azzurra, di uno chalet nelle Alpi francesi o di una casa in Provenza.


La situazione può essere fiscalmente più complessa di una locazione continuativa.


Occorre distinguere i periodi di utilizzo privato da quelli effettivamente destinati all'attività locativa.


Non è corretto presumere che il solo fatto di affittare l'immobile per alcune settimane consenta di dedurre integralmente tutti gli interessi annuali del mutuo.


La qualificazione delle spese e la loro eventuale ripartizione devono essere esaminate sulla base del regime applicabile e della destinazione effettiva del bene.


Bisogna considerare anche le regole amministrative della locazione turistica, che possono variare secondo il Comune e il tipo di immobile.


La possibilità civilistica di concedere un bene in locazione non equivale automaticamente al diritto di svolgere qualunque attività ricettiva senza formalità.


Il finanziamento bancario deve inoltre essere compatibile con la destinazione dichiarata dell'immobile e con le condizioni assicurative.


10. È possibile dedurre in Francia gli interessi di un mutuo contratto con una banca italiana?


La questione merita una distinzione.


La deducibilità fiscale francese degli interessi connessi a un immobile locato non dipende, in linea di principio, dalla nazionalità della banca finanziatrice.


Ciò che rileva è il collegamento giuridico ed economico tra il prestito e l'operazione immobiliare che produce il reddito.


Un mutuo concesso da una banca italiana può quindi richiedere un esame fiscale francese, se è effettivamente destinato a finanziare un immobile francese dato in locazione.


È necessario poter dimostrare la destinazione delle somme.


Un finanziamento personale utilizzato per esigenze differenti, anche se garantito da un immobile, non diventa automaticamente deducibile dai redditi fondiari francesi.


La garanzia reale e la finalità del credito sono due elementi distinti.


Un mutuo garantito da una casa italiana ma effettivamente destinato all'acquisto di un appartamento francese da locare richiede quindi una verifica documentale accurata.


La struttura del finanziamento non deve essere valutata soltanto sotto il profilo bancario.


11. Il trattamento dei non residenti e i prélèvements sociaux


Un cittadino italiano fiscalmente residente in Italia può essere assoggettato all'imposta francese sui redditi immobiliari di fonte francese.


La Convenzione fiscale franco-italiana consente alla Francia di tassare i redditi degli immobili situati sul proprio territorio.


La circostanza che il proprietario viva in Italia non rende quindi i canoni automaticamente esenti dall'imposizione francese.


Il diritto francese prevede inoltre il possibile assoggettamento dei redditi immobiliari a prelievi sociali.


Per le persone affiliate a un regime obbligatorio di sicurezza sociale di uno Stato dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo diverso dalla Francia, oppure della Svizzera, opera una disciplina particolare.


Alle condizioni previste, queste persone beneficiano dell'esenzione da CSG e CRDS sui redditi immobiliari interessati.


Rimane tuttavia applicabile il prélèvement de solidarité del 7,5%.


Per un residente italiano regolarmente affiliato al regime previdenziale italiano, non è quindi corretto applicare automaticamente il prelievo ordinario complessivo del 17,2% senza verificare la situazione previdenziale.


La cittadinanza italiana, da sola, non basta a risolvere la questione.


Occorre considerare l'effettiva affiliazione previdenziale e conservare i documenti necessari a dimostrarla.


Il trattamento può essere differente per persone che risiedono in Italia ma sono affiliate a un regime di sicurezza sociale non rientrante nelle condizioni previste.


12. La taxe foncière e la taxe d'habitation sulla seconda casa


L'acquisto di un immobile in Francia comporta obblighi fiscali indipendenti dall'esistenza del mutuo.


Il proprietario è normalmente soggetto alla taxe foncière secondo le regole applicabili.


L'imposta è collegata alla proprietà immobiliare e non viene eliminata dal fatto che l'acquisto sia finanziato mediante un prestito.


La Francia ha abolito la taxe d'habitation sulle abitazioni principali dal 2023, ma il tributo rimane applicabile alle residenze secondarie secondo le condizioni legali.


Un appartamento francese arredato e tenuto a disposizione di una famiglia fiscalmente residente in Italia può quindi comportare sia la taxe foncière sia la taxe d'habitation sulle residenze secondarie.


In alcuni Comuni può essere prevista una maggiorazione della taxe d'habitation.


Il finanziamento non consente di sottrarre automaticamente le rate del mutuo dalla base di calcolo di queste imposte.


Le imposte locali devono essere inserite nel bilancio patrimoniale dell'acquirente prima dell'operazione.


13. Un mutuo può ridurre l'IFI francese?


Esiste un'ulteriore questione fiscale, distinta dalla deducibilità degli interessi ai fini dell'imposta sul reddito.


La Francia applica l'impôt sur la fortune immobilière (IFI) alle situazioni che rientrano nel relativo ambito.


Per i non residenti, il patrimonio immobiliare francese può essere rilevante secondo le regole di territorialità e le convenzioni applicabili.


La soglia generale di assoggettamento riguarda un patrimonio immobiliare netto imponibile superiore a 1,3 milioni di euro.


Ai fini dell'IFI, determinate passività collegate all'acquisto di beni immobili imponibili possono essere deducibili, nel rispetto delle condizioni e limitazioni previste.


Questa circostanza non deve essere confusa con la deduzione degli interessi dal reddito.


Ai fini dell'IFI, la questione riguarda il valore del patrimonio netto imponibile e il trattamento delle passività.


Ai fini dell'imposta sul reddito, invece, si tratta di determinare quali interessi costituiscano spese fiscalmente ammesse.


Un finanziamento può quindi non produrre alcun vantaggio fiscale sugli interessi di una seconda casa e risultare comunque rilevante, in una diversa prospettiva, per il calcolo dell'IFI.


La deducibilità delle passività ai fini IFI è però sottoposta a condizioni specifiche, soprattutto per alcune strutture di finanziamento.


B. In Italia gli interessi di una seconda casa francese non danno diritto alla detrazione ordinaria: IRPEF, redditi esteri, IVIE e Convenzione franco-italiana


1. L'errore più frequente: applicare al mutuo francese la detrazione italiana del 19%


Il sistema italiano conosce una detrazione IRPEF degli interessi passivi relativi a determinati mutui ipotecari contratti per l'acquisto dell'abitazione principale.


Il riferimento è l'articolo 15, comma 1, lettera b), del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986.


Nel regime ordinario, la detrazione è pari al 19% degli interessi e degli oneri ammessi, entro il limite previsto dalla legge e nel rispetto di numerose condizioni.


Non si tratta di una deduzione integrale dal reddito imponibile.


La detrazione riduce direttamente l'imposta secondo le regole applicabili.


Questa disciplina non può tuttavia essere trasferita automaticamente a un investimento immobiliare francese.


Se un contribuente residente in Italia acquista una seconda casa in Francia, gli interessi del finanziamento non beneficiano della detrazione prevista per l'acquisto dell'abitazione principale italiana.


Non rileva, in questo caso, che il mutuo sia stato concesso da una banca francese oppure da una banca italiana.


La detrazione italiana non dipende semplicemente dal fatto che il contribuente abbia contratto un mutuo ipotecario.


Occorre soddisfare tutte le condizioni sostanziali previste dalla legge.


2. L'Agenzia delle Entrate ha affrontato espressamente il caso di un immobile situato all'estero


La questione non è soltanto teorica.


Con la risposta a interpello n. 524 del 13 dicembre 2019, l'Agenzia delle Entrate si è pronunciata sul trattamento degli interessi di un mutuo relativo a un'abitazione situata fuori dall'Italia.


La risposta chiarisce che la detrazione prevista dall'articolo 15, comma 1, lettera b), del TUIR non può essere applicata quando l'immobile acquistato è situato all'estero.


L'amministrazione ha quindi negato il beneficio anche in una situazione riguardante un'abitazione utilizzata come residenza principale all'estero.


Il chiarimento è particolarmente significativo.


Se la detrazione viene negata per un'abitazione principale situata fuori dal territorio italiano, non sarebbe corretto considerarla automaticamente spettante per una semplice casa di vacanza in Francia.


La risposta n. 524/2019 costituisce pertanto un riferimento amministrativo centrale per chi intenda detrarre in Italia gli interessi di un mutuo relativo a un immobile francese.


Il caso deve comunque essere letto nel suo preciso contesto normativo e fattuale. Un'eventuale contestazione della posizione amministrativa richiederebbe un'argomentazione giuridica specifica, e non la semplice invocazione dell'appartenenza di Francia e Italia all'Unione europea.


3. La banca francese oppure italiana: cambia qualcosa per la detrazione?


Occorre distinguere il luogo in cui è situato l'immobile dal Paese in cui ha sede la banca.


Un mutuo concesso da una banca straniera non è, per questa sola ragione, necessariamente escluso da ogni regime fiscale italiano.


La questione riguarda l'insieme delle condizioni dell'agevolazione richiesta.


Nel nostro caso, però, l'immobile si trova in Francia.


L'esistenza di una banca italiana finanziatrice non trasferisce la casa nel territorio italiano e non modifica la sua destinazione.


La scelta di finanziare un immobile francese presso una banca italiana non rende automaticamente detraibili gli interessi in Italia.


Questo punto deve essere chiarito prima di confrontare le offerte bancarie.


Una scelta di finanziamento effettuata sulla base di un beneficio fiscale inesistente può alterare sensibilmente il costo previsto dell'operazione.


4. La detrazione italiana per abitazione principale non va confusa con il trattamento dei redditi da locazione esteri


La questione cambia quando l'immobile francese viene concesso in locazione.


In questo caso, la rilevanza fiscale degli interessi non dipende necessariamente dalla detrazione italiana del 19% prevista per determinate abitazioni principali.


Occorre invece esaminare il trattamento del reddito immobiliare estero secondo il TUIR, le regole francesi e la Convenzione franco-italiana.


Il riferimento italiano è, in particolare, l'articolo 70 del TUIR per i redditi degli immobili situati all'estero.


Il trattamento di un reddito locativo estero può essere collegato alla determinazione del reddito imponibile riconosciuta nello Stato in cui si trova l'immobile, secondo le condizioni previste dalla norma italiana.


Questa distinzione è fondamentale.


Un interesse non detraibile autonomamente dall'IRPEF italiana può avere già contribuito alla determinazione del reddito locativo netto imponibile in Francia.


Non significa che il contribuente possa dedurlo una seconda volta in Italia.


Significa che bisogna ricostruire correttamente la base imponibile del reddito estero da riportare nella dichiarazione italiana.


5. L'articolo 70 del TUIR e gli immobili esteri dati in locazione


Il diritto italiano stabilisce regole specifiche per i redditi degli immobili situati all'estero.


Secondo le istruzioni dichiarative dell'Agenzia delle Entrate, quando un immobile estero è locato e il reddito è soggetto a imposizione nello Stato estero, assume rilievo, alle condizioni previste, l'ammontare netto del reddito dichiarato in quello Stato.


Questo importo tiene conto delle spese strettamente inerenti che siano state eventualmente riconosciute dalla normativa estera.


Il principio richiede alcune precisazioni.


Non tutti gli importi pagati dal contribuente sono necessariamente deducibili in Francia.


Non tutte le deduzioni o rettifiche effettuate nel sistema francese possono essere trasferite automaticamente nel sistema italiano.


Occorre inoltre considerare eventuali differenze tra i periodi fiscali e tra le modalità di determinazione del reddito.


La corretta dichiarazione italiana richiede pertanto di partire dal risultato fiscale francese e verificarne il trattamento secondo la normativa italiana.


6. Un esempio franco-italiano: l'appartamento affittato a Lione


Riprendiamo un caso ipotetico.


Un contribuente fiscalmente residente a Milano possiede un appartamento a Lione.


L'appartamento è concesso in locazione non ammobiliata.


I canoni annuali ammontano a 15.000 euro.


Nel regime reale francese, supponiamo che il proprietario possa dedurre 4.000 euro di interessi e 3.000 euro di altre spese ammissibili.


Il reddito fiscalmente determinato in Francia è dunque, nell'ipotesi semplificata, pari a 8.000 euro.


La Francia può esercitare il proprio potere impositivo su questo reddito.


In Italia occorre verificare il reddito estero da dichiarare secondo l'articolo 70 del TUIR e la disciplina convenzionale.


Nel caso ordinario in cui sia applicabile il riferimento al reddito netto estero, gli interessi già riconosciuti nella determinazione del risultato francese non costituiscono una nuova detrazione autonoma da sottrarre una seconda volta al reddito italiano.


Questo meccanismo è diverso dalla detrazione IRPEF del 19% sugli interessi di determinati mutui per abitazione principale.


La distinzione fra le due situazioni evita errori dichiarativi.


7. La Convenzione fiscale Francia-Italia: perché il reddito immobiliare può essere tassato in Francia


La Convenzione tra Francia e Italia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio è stata firmata a Venezia il 5 ottobre 1989 ed è entrata in vigore il 1° maggio 1992.


L'articolo 6 disciplina i redditi immobiliari.


La disposizione riconosce allo Stato in cui è situato l'immobile il potere di assoggettare a imposizione i redditi che ne derivano.


Pertanto, se l'appartamento si trova in Francia, il fatto che il proprietario risieda fiscalmente in Italia non impedisce alla Francia di tassare i relativi canoni.


La Convenzione non stabilisce tuttavia che tali redditi debbano essere automaticamente esclusi dalla base imponibile italiana.


L'Italia, in quanto Stato di residenza fiscale, può considerare i redditi esteri nella determinazione dell'imposizione complessiva secondo le norme applicabili.


Il rischio di doppia imposizione viene affrontato attraverso i meccanismi convenzionali e interni di eliminazione della doppia imposizione.


8. Il credito d'imposta italiano per le imposte pagate in Francia


L'articolo 24 della Convenzione franco-italiana disciplina i meccanismi per evitare la doppia imposizione.


Per un contribuente residente in Italia, l'imposta sui redditi pagata in Francia può essere rilevante ai fini del credito riconosciuto in Italia, nei limiti e alle condizioni previste.


Occorre coordinare questa disciplina con l'articolo 165 del TUIR.


Il credito non è necessariamente pari a qualunque somma versata al fisco francese.


Bisogna individuare le imposte che rientrano effettivamente nel meccanismo e determinare il limite della quota d'imposta italiana riferibile al reddito estero.


In particolare, l'imposta francese sul reddito da locazione non deve essere confusa con la taxe foncière, con la taxe d'habitation o con altre imposte patrimoniali e locali.


La loro natura giuridica è differente.


Le imposte patrimoniali richiedono una valutazione distinta rispetto al credito per le imposte sui redditi.


La Convenzione non autorizza quindi a sottrarre indiscriminatamente dall'IRPEF italiana tutti gli importi pagati annualmente in Francia.


9. La seconda casa francese non affittata: l'Italia tassa un reddito inesistente?


Un'altra questione riguarda il proprietario residente in Italia che utilizza privatamente una casa francese senza percepire alcun canone.


Nel sistema italiano, per gli immobili esteri non locati soggetti all'IVIE, l'articolo 70 del TUIR e la disciplina correlata prevedono regole particolari che, in linea generale, evitano una tassazione IRPEF del reddito figurativo nei casi previsti.


L'Agenzia delle Entrate distingue gli immobili esteri locati da quelli non locati, con particolare riferimento all'applicazione dell'IVIE.


Occorre quindi distinguere la tassazione di un reddito dalla tassazione del possesso di un patrimonio.


Una casa che non produce alcun canone può non generare un reddito imponibile ordinario, ma può comunque determinare obblighi dichiarativi e un'imposta patrimoniale italiana.


L'assenza di canoni non significa assenza di obblighi fiscali in Italia.


10. L'IVIE: l'imposta italiana sul valore degli immobili situati all'estero


L'IVIE, Imposta sul valore degli immobili situati all'estero, riguarda le persone e gli altri soggetti compresi nel suo ambito che possiedono determinati immobili al di fuori del territorio italiano.


Il tributo è disciplinato principalmente dall'articolo 19 del decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011 e dalle successive modificazioni.


Per il contribuente fiscalmente residente in Italia che possiede una seconda casa in Francia, l'IVIE costituisce uno degli elementi fiscali da considerare.


L'aliquota ordinaria dell'IVIE è pari all'1,06% dal periodo d'imposta 2024, ferma restando l'applicazione delle regole sulla base imponibile, sulle eventuali agevolazioni e sui crediti ammessi.


Non è corretto applicare automaticamente l'1,06% al prezzo di acquisto senza verificare il valore fiscalmente rilevante.


Per gli immobili situati nell'Unione europea, la normativa italiana prevede regole particolari che possono attribuire rilievo a valori catastali esteri, secondo le condizioni previste.


Occorre quindi individuare la base imponibile corretta per l'immobile francese.


Questo aspetto può assumere particolare importanza quando il valore di mercato dell'immobile e il valore utilizzabile ai fini fiscali sono molto differenti.


11. Un mutuo riduce automaticamente l'IVIE?


No: non esiste una regola generale in base alla quale il proprietario possa sottrarre il debito residuo del mutuo dal valore dell'immobile ai fini IVIE.


L'imposta riguarda il valore fiscalmente rilevante del bene secondo le disposizioni applicabili.


Il fatto che l'immobile sia stato acquistato con un finanziamento non significa che l'IVIE venga automaticamente calcolata soltanto sul capitale personale investito.


Un contribuente che acquista una casa finanziando l'80% del prezzo non può quindi presumere di dover considerare ai fini IVIE soltanto il restante 20%.


Il valore fiscale del bene e la struttura finanziaria dell'acquisto appartengono a piani differenti.


Questa distinzione è particolarmente importante per gli investitori che utilizzano il debito per acquisire immobili all'estero.


12. Le imposte patrimoniali francesi possono ridurre l'IVIE italiana?


La disciplina dell'IVIE contempla, entro i limiti previsti, un credito per determinate imposte patrimoniali assolte nello Stato in cui si trova il bene.


Occorre individuare la natura effettiva dell'imposta francese e verificare se essa possa essere considerata ai fini del credito italiano.


La questione non può essere risolta sommando la taxe foncière, la taxe d'habitation e qualsiasi altro tributo pagato in Francia.


Ogni prelievo deve essere qualificato.


La taxe foncière è collegata alla proprietà immobiliare.


La taxe d'habitation sulle residenze secondarie presenta una struttura e presupposti differenti.


L'eventuale rilevanza delle imposte francesi ai fini IVIE richiede pertanto una verifica specifica della loro natura e delle condizioni stabilite dal diritto italiano.


Il credito per imposte patrimoniali estere e il credito per imposte sui redditi esteri sono istituti differenti e non devono essere confusi.


13. Dichiarazione italiana: quadro W, quadro RW e monitoraggio fiscale


Il residente fiscale italiano che possiede un immobile in Francia deve considerare gli obblighi di monitoraggio fiscale degli investimenti esteri.


Nella dichiarazione italiana questi obblighi sono generalmente assolti attraverso il quadro W del modello 730 oppure il quadro RW del modello Redditi Persone Fisiche, secondo il modello utilizzato e le relative istruzioni.


La disciplina riguarda, alle condizioni previste, gli investimenti patrimoniali detenuti all'estero.


L'esistenza di un mutuo non elimina automaticamente l'obbligo dichiarativo.


Il contribuente deve verificare la corretta indicazione dell'immobile, del valore rilevante, della percentuale di possesso e del periodo di detenzione.


Le istruzioni possono variare fra i modelli dichiarativi e i diversi anni d'imposta.


È quindi necessario riferirsi alla modulistica applicabile al periodo interessato.


14. Il conto corrente francese utilizzato per pagare le rate


Spesso una banca francese propone o richiede l'apertura di un conto destinato alla gestione del finanziamento.


Il conto può ricevere i trasferimenti provenienti dall'Italia e servire per il pagamento delle rate, delle assicurazioni e delle spese immobiliari.


Anche in questo caso si devono distinguere le esigenze bancarie dagli obblighi fiscali italiani.


Un conto corrente francese intestato a un residente italiano può essere rilevante per il monitoraggio delle attività finanziarie estere e, alle condizioni previste, per l'IVAFE.


L'esistenza del conto non significa automaticamente che sia dovuta un'imposta in qualunque circostanza.


Devono essere esaminate le soglie, i saldi, le giacenze e le disposizioni dichiarative applicabili.


Il conto bancario, inoltre, non coincide con il finanziamento.


Da un lato può esistere un'attività finanziaria costituita dal saldo attivo del conto.


Dall'altro esiste una passività rappresentata dal debito nei confronti della banca.


Le due posizioni non possono essere confinate in una generica nozione di patrimonio netto senza verificare le regole fiscali applicabili.


15. Il mutuo francese deve essere dichiarato come reddito in Italia?


La somma ricevuta a titolo di prestito non costituisce normalmente un reddito imponibile del mutuatario.


Il finanziamento comporta un obbligo di restituzione.


Non si tratta quindi di un incremento patrimoniale definitivo assimilabile a un reddito.


Diverso è il trattamento dell'immobile acquistato e delle eventuali attività finanziarie detenute all'estero.


Occorre pertanto evitare di confondere tre elementi:


  • la somma ricevuta dalla banca a titolo di finanziamento;

  • il valore del bene immobile acquistato;

  • gli eventuali redditi prodotti dall'immobile.


Ognuno è soggetto a una qualificazione fiscale differente.


Questa distinzione aiuta anche a documentare l'origine dei fondi utilizzati per l'acquisto.


16. Tre situazioni da non confondere


Prima situazione: una seconda casa utilizzata esclusivamente dalla famiglia.


Un contribuente residente a Milano acquista una villa francese e la utilizza soltanto durante le vacanze.


Il mutuo è concesso da una banca francese.


Gli interessi non sono ordinariamente deducibili dall'imposta francese sul reddito e non danno diritto alla detrazione italiana per l'abitazione principale.


Restano da esaminare le imposte locali francesi, il monitoraggio fiscale italiano, l'IVIE e gli eventuali effetti patrimoniali.


Seconda situazione: un appartamento francese concesso in locazione non ammobiliata.


Il contribuente risiede fiscalmente in Italia e percepisce canoni di locazione in Francia.


Nel regime reale francese, gli interessi del finanziamento possono essere deducibili dai redditi fondiari, alle condizioni previste.


Il risultato fiscale francese deve quindi essere coordinato con l'articolo 70 del TUIR, con le regole dichiarative italiane e con il credito d'imposta applicabile.


Non esiste una seconda detrazione italiana autonoma del 19% per il semplice fatto che il mutuo è ipotecario.


Terza situazione: una seconda casa francese affittata durante una parte dell'anno.


Il contribuente utilizza personalmente il bene e lo concede in locazione ammobiliata per alcune settimane.


Occorre verificare il regime fiscale della locazione, l'eventuale applicazione del regime BIC, il trattamento delle spese relative ai periodi di uso privato e le regole italiane sui redditi immobiliari esteri.


La deducibilità integrale degli interessi non può essere presunta.


Questa terza situazione è spesso quella che richiede la maggiore attenzione perché combina un utilizzo personale e un'attività economicamente produttiva.


17. Cinque verifiche prima di firmare il finanziamento


Prima di impegnarsi definitivamente nell'acquisto, il contribuente dovrebbe poter rispondere a cinque domande concrete.


La banca ha effettivamente accettato di esaminare un richiedente fiscalmente residente in Italia?


Non basta che un istituto pubblicizzi mutui immobiliari destinati a residenti francesi.


L'anticipo personale comprende anche le spese notarili, fiscali e di garanzia?


Una disponibilità sufficiente per il prezzo può essere insufficiente per l'intera operazione.


Qual è il TAEG effettivo, comprensivo delle spese obbligatorie?


Il tasso nominale non permette da solo di confrontare le offerte.


Quali beni vengono concessi in garanzia e quali costi comporterebbe una rivendita anticipata?


L'ipoteca, il cautionnement e il nantissement producono conseguenze differenti.


L'immobile sarà utilizzato privatamente, locato stabilmente oppure destinato a un utilizzo misto?


La risposta è determinante per il trattamento fiscale degli interessi in Francia e per il coordinamento con la dichiarazione italiana.


Una verifica preventiva di questi elementi consente di confrontare operazioni che, a prima vista, possono sembrare finanziariamente equivalenti, ma che presentano costi e rischi molto diversi.


Una seconda casa francese finanziata con un mutuo: la scelta deve essere valutata nei due ordinamenti


Per un italiano residente in Italia, ottenere un mutuo francese non è giuridicamente impossibile.


La banca può tuttavia richiedere un anticipo importante, documenti fiscali e patrimoniali dettagliati, un'assicurazione adeguata e garanzie specifiche.


Prima di sottoscrivere un compromesso di vendita, occorre conoscere il costo complessivo del finanziamento, non soltanto il suo tasso nominale.


Sotto il profilo fiscale, la distinzione centrale è quella fra immobile utilizzato privatamente e immobile produttivo di reddito locativo.


Gli interessi di un finanziamento destinato a una seconda casa francese non danno diritto, per il semplice fatto di essere pagati a una banca, a una deduzione fiscale in Francia o alla detrazione IRPEF italiana prevista per determinati mutui abitativi.


Quando invece l'immobile viene locato, gli interessi possono assumere rilievo nella determinazione del reddito imponibile francese, con conseguenze che devono essere coordinate con il diritto tributario italiano.


L'analisi deve comprendere anche IVIE, monitoraggio fiscale, imposte locali francesi e, per i patrimoni più importanti, l'eventuale IFI.


Il prezzo dell'immobile e la rata mensile non bastano quindi a misurare il costo reale di un acquisto immobiliare franco-italiano.


È la combinazione fra condizioni bancarie, garanzie, destinazione del bene e disciplina fiscale dei due Paesi a determinare la sostenibilità dell'investimento.


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