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La "garde à vue" in Francia e il confronto con l’ordinamento italiano

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Quando un cittadino italiano si trova in Francia e viene fermato dalla polizia, può imbattersi in una misura che, nel nostro Paese, non esiste esattamente con lo stesso nome ma che ha contenuti in parte simili: la garde à vue. Questo istituto, regolato dagli articoli 62 e seguenti del Code de procédure pénale, corrisponde a una forma di privazione temporanea della libertà personale durante le indagini preliminari, finalizzata a consentire alla polizia giudiziaria di interrogare il sospettato e raccogliere elementi di prova.


Per un italiano che vive, lavora o viaggia in Francia, comprendere che cosa significhi essere posto in garde à vue è essenziale. La privazione della libertà è sempre un momento traumatico e le differenze tra i sistemi giuridici possono creare ulteriore confusione. In Italia, infatti, conosciamo l’istituto del fermo di indiziato di delitto, disciplinato dagli articoli 384 e seguenti del codice di procedura penale. Le due misure hanno funzioni parzialmente coincidenti, ma presentano anche differenze profonde sia nei presupposti che nelle garanzie.


In questo articolo analizzeremo nel dettaglio la garde à vue francese, ne confronteremo i tratti essenziali con l’equivalente italiano, e cercheremo di fornire una guida chiara e completa destinata soprattutto agli italiani che possano trovarsi coinvolti in procedimenti penali in Francia.



La garde à vue nel diritto francese


La garde à vue è, in sostanza, una misura restrittiva disposta dalla polizia giudiziaria, sotto il controllo del pubblico ministero, che consente di trattenere una persona sospettata di avere commesso o tentato di commettere un reato. Non è quindi una misura decisa da un giudice in prima battuta, ma si inserisce nella fase delle indagini preliminari.


La durata ordinaria è di ventiquattro ore, prorogabili di altre ventiquattro ore dal pubblico ministero, e in alcuni casi particolari (terrorismo, criminalità organizzata, traffico di stupefacenti) può arrivare fino a novantasei ore, o addirittura a centoventi ore per ipotesi eccezionali. Questo significa che un cittadino può restare privato della libertà anche per cinque giorni senza che vi sia ancora un controllo giudiziario pieno, ma solo l’autorizzazione del pubblico ministero.


Durante la garde à vue, la persona ha comunque diritto a una serie di garanzie: il diritto di essere informato immediatamente dei motivi del fermo, il diritto al silenzio, il diritto di avvisare un familiare o una persona di fiducia, e soprattutto il diritto di essere assistito da un avvocato.


Dal 2011, infatti, la riforma francese ha rafforzato la tutela difensiva: l’avvocato può assistere agli interrogatori, consultare alcuni atti e far valere le ragioni del proprio cliente.


Nonostante queste garanzie, la garde à vue resta un momento molto delicato. Il sospettato si trova isolato, in una cella di polizia, in condizioni psicologiche difficili. Le pressioni investigative possono essere forti e la capacità di resistere dipende molto dall’assistenza effettiva di un avvocato.



Il fermo di indiziato di delitto in Italia


Il nostro ordinamento non conosce la garde à vue in senso stretto. La misura che più le si avvicina è il fermo di indiziato di delitto. Anche in Italia si tratta di una misura restrittiva che può essere disposta dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero, ma i presupposti sono più stringenti.


In particolare, il fermo può essere disposto quando vi sono gravi indizi di colpevolezza e si teme che l’indagato possa fuggire. Non basta quindi un sospetto generico: servono elementi concreti che indichino la responsabilità e soprattutto un pericolo attuale di fuga. Inoltre, la durata è rigidamente limitata: la persona fermata deve essere condotta davanti al giudice entro quarantotto ore, e il giudice deve decidere entro le successive quarantotto se convalidare o meno la misura. Senza convalida, la persona deve essere liberata.


Durante il fermo, l’indagato ha diritto a essere informato immediatamente delle ragioni della misura, a nominare un difensore, a comunicare con un familiare, e a non rispondere alle domande. Le garanzie difensive sono dunque simili a quelle francesi, ma la durata e i presupposti sono più limitati.



Le differenze principali


Dal punto di vista comparativo, emergono alcune differenze essenziali.


In Francia, la garde à vue è uno strumento molto più ampio e flessibile, usato dalla polizia in un gran numero di casi, anche per reati non particolarmente gravi. La durata potenzialmente più lunga, unita al ruolo centrale del pubblico ministero, fa sì che il sospettato possa restare privato della libertà per diversi giorni senza che intervenga un giudice.


In Italia, invece, il fermo è pensato come misura eccezionale, riservata ai casi di necessità e urgenza. La polizia non può trattenerlo indefinitamente: entro due giorni al massimo la persona deve comparire davanti a un giudice, e solo il giudice può disporre la custodia cautelare.


Dal punto di vista delle garanzie, i due ordinamenti si sono progressivamente avvicinati. Oggi sia in Francia che in Italia esiste il diritto di difesa sin dai primi momenti, la presenza dell’avvocato agli interrogatori, e il diritto a essere informati in una lingua comprensibile.


Tuttavia, la percezione pratica è che in Francia la garde à vue resti uno strumento più “poliziesco”, mentre in Italia l’intervento del giudice è più precoce e incisivo.



Implicazioni per un cittadino italiano in Francia


Per un italiano che vive o viaggia in Francia, essere posto in garde à vue può rappresentare uno shock culturale e giuridico. È fondamentale sapere che si tratta di una misura prevista dalla legge e che non equivale a una condanna: è solo uno strumento investigativo. È altrettanto fondamentale esercitare i propri diritti: chiedere l’assistenza di un avvocato, non firmare dichiarazioni senza comprenderne il contenuto, chiedere un interprete se la lingua crea difficoltà.


Un esempio pratico può aiutare a capire la differenza. Immaginiamo un cittadino italiano coinvolto in una rissa a Parigi. La polizia francese può disporre la garde à vue immediatamente, anche senza elementi certi sulla sua responsabilità, per interrogarlo e verificare la sua versione. Potrà restare fermo ventiquattro ore, prorogabili. In Italia, nello stesso caso, la polizia non avrebbe lo stesso margine: potrebbe arrestarlo in flagranza se colto sul fatto, oppure, se rilasciato, potrebbe eventualmente disporre il fermo solo in presenza di indizi gravi e di un concreto pericolo di fuga.



Riflessioni conclusive


La comparazione tra garde à vue e fermo di indiziato di delitto mostra bene come i due ordinamenti affrontino in modo diverso il delicato equilibrio tra esigenze investigative e tutela della libertà personale. La Francia privilegia l’efficacia delle indagini, concedendo alla polizia strumenti ampi e duraturi, pur con alcune garanzie difensive. L’Italia invece, pur consentendo alla polizia di agire con urgenza, prevede un controllo giudiziario più rapido e una durata più limitata della restrizione.


Per gli italiani che si trovino in Francia, è importante conoscere queste differenze e non lasciarsi spaventare da una misura che, pur chiamata in modo diverso, trova giustificazione nel sistema giuridico locale. Al tempo stesso, è legittimo interrogarsi su quale modello garantisca meglio i diritti fondamentali: quello francese, più pragmatico ma anche più rischioso per le libertà individuali, o quello italiano, più garantista ma talvolta meno efficace nelle indagini.


L’esperienza comparata può servire anche per riflettere in prospettiva europea: un’armonizzazione minima delle garanzie difensive nelle misure restrittive della libertà personale sarebbe auspicabile, affinché nessun cittadino europeo si trovi in difficoltà semplicemente per aver oltrepassato una frontiera.

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