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In Francia il commercialista non basta (e a volte non può)


Professioni regolamentate, limiti legali e rischi concreti per imprenditori e contribuenti italiani


Per un imprenditore o un contribuente italiano, il commercialista rappresenta una figura centrale, spesso unica. In Italia, il commercialista è consulente fiscale, contabile, societario, talvolta strategico, e costituisce il primo – se non l’unico – interlocutore per quasi tutte le questioni economico-giuridiche della vita d’impresa.


Quando però un italiano si trasferisce in Francia, apre una società francese o investe oltre confine, questo riflesso culturale rischia di diventare fuorviante. In Francia, infatti, il “commercialista” come figura unica non esiste. Peggio ancora: in alcuni ambiti, affidarsi esclusivamente a un professionista “contabile” non solo è insufficiente, ma giuridicamente impossibile.


Questo articolo nasce da una constatazione pratica: molte difficoltà, errori o contenziosi che coinvolgono imprenditori italiani in Francia derivano da una confusione sui ruoli professionali, sulle competenze legali e sui limiti imposti dal diritto francese. L’obiettivo non è svalutare alcuna professione, ma spiegare con precisione chi fa cosa in Francia, quali sono i monopoli legali, e perché, in determinati casi, l’intervento dell’avvocato non è un’opzione, ma una necessità giuridica.



PARTE I – PERCHÉ IL “COMMERCIALISTA” COME FIGURA UNICA NON ESISTE IN FRANCIA


A. Una scelta strutturale del diritto francese: la separazione delle professioni


Il sistema giuridico francese si fonda su una scelta storica e normativa molto chiara: la separazione delle professioni. A differenza del modello italiano, che ha progressivamente concentrato molte competenze nella figura del commercialista, il modello francese distingue nettamente tra:

  • expert-comptable (contabilità, bilanci, fiscalità dichiarativa),

  • avocat (consulenza giuridica, fiscale strategica, contenzioso),

  • altri professionisti regolamentati (notaire, commissaire aux comptes, ecc.).


Questa separazione non è solo culturale, ma giuridicamente vincolante. Ogni professione è disciplinata da testi specifici, che definiscono in modo preciso le competenze autorizzate e i limiti invalicabili. In Francia, non esiste un principio di “competenza generale” in materia economico-giuridica: ciascun professionista interviene entro un perimetro normativo rigoroso.


L’errore più frequente degli imprenditori italiani consiste nel cercare in Francia un equivalente funzionale del commercialista italiano, senza rendersi conto che il sistema è costruito su logiche completamente diverse.



B. Il ruolo dell’expert-comptable: competenze reali e limiti giuridici


L’expert-comptable è un professionista altamente qualificato e regolamentato, iscritto all’Ordre des experts-comptables. Le sue competenze sono essenziali, ma precisamente delimitate.


Rientrano nelle sue attribuzioni principali:

  • la tenuta della contabilità,

  • la redazione dei bilanci,

  • le dichiarazioni fiscali,

  • l’assistenza in materia di obblighi contabili e sociali,

  • il supporto alla gestione finanziaria ordinaria.


Tuttavia, l’expert-comptable non è un consulente giuridico generale. Il diritto francese gli vieta espressamente di fornire consulenza giuridica autonoma, salvo ipotesi molto limitate e accessorie alla sua missione contabile. In particolare, l’expert-comptable non può:

  • redigere atti giuridici complessi al di fuori di schemi standardizzati,

  • fornire consulenza fiscale strategica indipendente,

  • interpretare norme giuridiche controverse,

  • rappresentare il cliente davanti alle giurisdizioni,

  • gestire un contenzioso, anche fiscale o societario.


Questi limiti non sono teorici: il superamento delle competenze autorizzate espone il professionista a sanzioni disciplinari e, in alcuni casi, penali per esercizio abusivo della professione forense.



PARTE II – QUANDO IL COMMERCIALISTA “NON BASTA” (E A VOLTE NON PUÒ)


A. Fiscalità, strategia e contenzioso: il monopolio giuridico dell’avvocato


Uno dei punti più delicati riguarda la fiscalità. In Italia, il confine tra consulenza fiscale e consulenza giuridica è spesso poroso. In Francia, al contrario, il diritto fiscale è considerato una branca del diritto, non una semplice tecnica contabile.


Ciò significa che:

  • l’interpretazione delle norme fiscali,

  • la strutturazione giuridica delle operazioni,

  • la valutazione dei rischi fiscali,

  • la gestione dei rapporti conflittuali con l’amministrazione,

  • la preparazione di una difesa in caso di controllo o rettifica,

rientrano nel campo riservato all’avvocato.


L’expert-comptable può assistere nella preparazione dei dati, nella coerenza delle dichiarazioni, nel dialogo tecnico con l’amministrazione. Ma non può assumere il ruolo di difensore giuridico, né elaborare una strategia fiscale complessa in autonomia.


Questa distinzione diventa cruciale in situazioni quali:

  • trasferimenti di residenza fiscale,

  • operazioni transfrontaliere,

  • creazione di holding,

  • distribuzione di dividendi internazionali,

  • riorganizzazioni societarie,

  • controlli fiscali,

  • contestazioni e sanzioni.


In tutti questi casi, affidarsi esclusivamente a un “commercialista” significa esporsi a un rischio giuridico non percepito, che può emergere solo troppo tardi.



B. Atti, responsabilità e rischi per il cliente


Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità. In Francia, il perimetro di responsabilità professionale è strettamente collegato alle competenze legali autorizzate. Se un expert-comptable interviene oltre il suo ambito, il cliente può trovarsi in una situazione paradossale: un atto invalido o contestabile, senza una copertura giuridica adeguata.


Esempi concreti non mancano:

  • statuti societari redatti senza una reale analisi giuridica,

  • patti tra soci inefficaci o nulli,

  • opzioni fiscali esercitate senza base legale solida,

  • risposte imprecise a richieste dell’amministrazione fiscale,

  • mancanza di difesa strutturata in caso di controllo.


In tali situazioni, il problema non è la competenza tecnica del professionista contabile, ma il limite legale del suo intervento. Il diritto francese non consente di “fare un po’ di tutto”: ogni ruolo ha un confine, e il superamento di tale confine produce insicurezza giuridica per il cliente.



PARTE III – AVVOCATO ED EXPERT-COMPTABLE: NON CONCORRENTI, MA COMPLEMENTARI


A. Un modello di cooperazione, non di sostituzione


L’errore non è lavorare con un expert-comptable; al contrario, è indispensabile. L’errore è pensare che l’expert-comptable possa sostituire l’avvocato.

Il modello francese funziona quando:

  • l’expert-comptable gestisce la contabilità e la fiscalità dichiarativa,

  • l’avvocato interviene sulla struttura giuridica, sulla strategia fiscale e sulla difesa.


Questa cooperazione consente:

  • una maggiore sicurezza giuridica,

  • una migliore anticipazione dei rischi,

  • una gestione coerente dei rapporti con l’amministrazione,

  • una difesa efficace in caso di contenzioso.


Per l’imprenditore italiano, questo richiede un cambio di mentalità: non cercare un professionista “onnicomprensivo”, ma costruire un’équipe coerente, come previsto dal sistema francese.


B. Perché questo è particolarmente importante per gli italiani in Francia


Gli imprenditori e i contribuenti italiani sono spesso più esposti ai rischi, perché operano in un sistema che non è il loro. La tentazione di semplificare, affidandosi a un unico interlocutore, è comprensibile ma pericolosa.

In Francia, la sicurezza giuridica passa attraverso:

  • la comprensione dei monopoli professionali,

  • il rispetto delle competenze legali,

  • l’intervento tempestivo dell’avvocato quando la questione non è più solo contabile.


Conclusione


Dire che “in Francia il commercialista non basta” non significa sminuire una professione, ma riconoscere la logica del sistema giuridico francese. In alcuni ambiti, il commercialista non basta; in altri, non può semplicemente intervenire.


Per l’imprenditore italiano, comprendere questa differenza significa evitare errori strutturali, prevenire contenziosi e costruire un rapporto sano e duraturo con il diritto francese. La vera sicurezza non nasce dalla semplificazione, ma dalla corretta articolazione delle competenze.

 
 
 

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